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La Bohème - Quarto quadro: In soffitta

Giacomo Puccini

Letra
    Significado

    Quadro quarto

    «...in quell'epoca già da tempo gli amici erano vedovi.

    «Musetta era diventata un personaggio quasi ufficiale; - da tre o quattro mesi Marcello non l'aveva incontrata.

    «Così pure Mimì; - Rodolfo non ne aveva più sentito parlare che da se medesimo quando era solo.

    «Un dì che Marcello di nascosto baciava un nastro dimenticato da Musetta, vide Rodolfo che nascondeva una cuffietta - la cuffietta rosa - dimenticata da Mimì:

    «Va bene! mormorò Marcello, egli è vile come me!

    «Vita gaia e terribile!...».


    In soffitta.

    (La stessa scena del Quadro 1.)
    (Marcello sta ancora dinanzi al suo cavalletto, come Rodolfo sta seduto al suo tavolo: vorrebbero persuadersi l'un l'altro che lavorano indefessamente, mentre invece non fanno che chiacchierare.)

    Marcello
    (continuando il discorso)
    In un coupé?

    Rodolfo
    Con pariglia e livree.
    Mi salutò ridendo. To', Musetta!
    Le dissi: - e il cuor? - «Non batte o non lo sento
    grazie al velluto che il copre».

    Marcello
    (sforzandosi di ridere)
    Ci ho gusto
    davver !

    Rodolfo
    (fra sé)
    (Loiola, va! Ti rodi e ridi.)
    (Ripiglia il lavoro.)

    Marcello
    (Dipinge a gran colpi di pennello.)
    Non batte? Bene! Io pur vidi...

    Rodolfo
    Musetta?

    Marcello
    Mimì.

    Rodolfo
    (Trasalendo, smette di scrivere.)
    L'hai vista?
    (Si ricompone.)
    Oh, guarda!

    Marcello
    (Smette il lavoro.)
    Era in carrozza
    vestita come una regina.

    Rodolfo
    (allegramente)
    Evviva !
    Ne son contento.

    Marcello
    (fra sé)
    (Bugiardo, si strugge d'amor.)

    Rodolfo
    Lavoriam.

    Marcello
    Lavoriam.
    (Riprendono il lavoro.)

    Rodolfo
    (Getta la penna.)
    Che penna infame!
    (sempre seduto e molto pensieroso.)

    Marcello
    (Getta il pennello.)
    Che infame pennello!
    (Guarda fissamente il suo quadro, poi di nascosto da Rodolfo estrae dalla tasca un nastro di seta e lo bacia.)

    Rodolfo
    (O Mimì tu più non torni.
    O giorni belli,
    piccole mani, odorosi capelli,
    collo di neve!
    Ah! Mimì, mia breve gioventù!
    (Dal cassetto del tavolo leva la cuffietta di Mimì).
    E tu, cuffietta lieve,
    che sotto il guancial partendo ascose,
    tutta sai la nostra felicità,
    vien sul mio cuor!
    Sul mio cuor morto, poich'è morto amor.)

    Marcello
    (Io non so come sia
    che il mio pennel lavori
    ed impasti colori
    contro la voglia mia.
    Se pingere mi piace
    o cieli o terre o inverni o primavere,
    egli mi traccia due pupille nere
    e una bocca procace,
    e n'esce di Musetta
    e il viso ancor...
    E n'esce di Musetta
    il viso tutto vezzi e tutto frode.
    Musetta intanto gode
    e il mio cuor vil la chiama
    e aspetta il vil mio cuor...)

    Rodolfo
    (Pone sul cuore la cuffietta, poi volendo nascondere a Marcello la propria commozione, si rivolge a lui e disinvolto gli chiede:)
    Che ora sia?
    E Schaunard non torna?

    Marcello
    (Rimasto meditabondo, si scuote alle parole di Rodolfo e allegramente gli risponde:)
    L'ora del pranzo di ieri.

    (Entrano Schaunard e Colline, il primo porta quattro pagnotte e l'altro un cartoccio.)

    Schaunard
    Eccoci.

    Rodolfo
    Ebben?

    Marcello
    Ebben?
    (Schaunard depone le pagnotte sul tavolo.)
    (con sprezzo)
    Del pan?

    Colline
    (Apre il cartoccio e ne estrae un'aringa che pure colloca sul tavolo.)
    È un piatto degno di Demostene:
    un 'aringa...

    Schaunard
    ... salata.

    Colline
    Il pranzo è in tavola.
    (Siedono a tavola, fingendo d'essere ad un lauto pranzo.)

    Marcello
    Questa è cuccagna
    da Berlingaccio.

    Schaunard
    (Pone il cappello di Colline sul tavolo e vi colloca dentro una bottiglia d'acqua.)
    Or lo sciampagna
    mettiamo in ghiaccio.

    Rodolfo
    (a Marcello, offrendogli del pane)
    Scelga, o barone;
    trota o salmone?

    Marcello
    (Ringrazia, accetta, poi si rivolge a Schaunard e gli presenta un altro boccone di pane.)
    Duca, una lingua
    di pappagallo?

    Schaunard
    (Gentilmente rifiuta, si versa un bicchiere d'acqua poi lo passa a Marcello; l'unico bicchiere passa da uno all'altro. Colline, che ha divorato in gran fretta la sua pagnotta, si alza.)
    Grazie, m'impingua.
    Stasera ho un ballo.

    Rodolfo
    (a Colline)
    Già sazio?

    Colline
    (con importanza e gravità)
    Ho fretta.
    Il Re m'aspetta

    Marcello
    (premurosamente)
    C'è qualche trama?

    Rodolfo
    Qualche mister?
    (Si alza, si avvicina a Colline, e gli dice con curiosità comica:)
    Qualche mister?

    Marcello
    Qualche mister?

    Colline
    (Passeggia pavoneggiandosi con aria di grande importanza.)
    Il Re mi chiama
    al Minister.
    Rodolfo, Schaunard e Marcello
    (Circondan Colline e gli fanno grandi inchini.)
    Bene!

    Colline
    (con aria di protezione)
    Però...
    vedrò... Guizot!

    Schaunard
    (a Marcello)
    Porgimi il nappo.

    Marcello
    (Gli dà l'unico bicchiere.)
    Sì, bevi, io pappo!

    Schaunard
    (Solenne, sale su di una sedia e leva in alto il bicchiere.)
    Mi sia permesso al nobile consesso...

    Rodolfo e Colline
    (interrompendolo)
    Basta!

    Marcello
    Fiacco !

    Colline
    Che decotto!

    Marcello
    Leva il tacco!

    Colline
    (prendendo il bicchiere a Schaunard)
    Dammi il gotto!

    Schaunard
    (Fa cenno agli amici di lasciarlo continuare.)
    (ispirato)
    M'ispira irresistibile
    l'estro della romanza!...

    Gli altri
    (urlando)
    No!

    Schaunard
    (arrendevole)
    Azione coreografica
    allora?...

    Gli altri
    (Applaudendo, circondano Schaunard e lo fanno scendere dalla sedia.)
    Sì! Sì!...

    Schaunard
    La danza
    con musica vocale!

    Colline
    Si sgombrino le sale...
    (Portano da un lato la tavola e le sedie e si dispongono a ballare.)
    Gavotta.

    Marcello
    (proponendo varie danze)
    Minuetto.

    Rodolfo
    Pavanella.

    Schaunard
    (marcando la danza spagnola)
    Fandango.

    Colline
    Propongo la quadriglia.
    (Gli altri approvano.)

    Rodolfo
    (allegramente)
    Mano alle dame.

    Colline
    Io détto!
    (Finge di essere in grandi faccende per disporre la quadriglia.)

    Schaunard
    (Improvvisando, batte il tempo con grande, comica importanza.)
    Lallera, lallera, lallera, là.

    Rodolfo
    (Si avvicina a Marcello, gli fa un grande inchino offrendogli la mano.)
    Vezzosa damigella...

    Marcello
    (con modestia, imitando la voce femminile)
    Rispetti la modestia.
    (con voce naturale)
    La prego.

    Schaunard
    Lallera, lallera, lallera, là.

    Colline
    (dettando le figurazioni)
    Balancez.
    (Rodolfo e Marcello ballano la quadriglia.)

    Marcello
    Lallera, lallera, lallera,

    Schaunard
    (provocante)
    Prima c'è il Rondò.

    Colline
    (provocante)
    No, bestia !!

    Schaunard
    (con disprezzo esagerato)
    Che modi da lacchè!
    (Rodolfo e Marcello continuano a ballare.)

    Colline
    (offeso)
    Se non erro,
    lei m'oltraggia.
    Snudi il ferro.
    (Corre al camino e afferra le molle.)

    Schaunard
    (Prende la paletta del camino.)
    Pronti.
    (mettendosi in posizione per battersi)
    Assaggia.
    Il tuo sangue io voglio ber.

    Colline
    (Fa altrettanto.)
    Uno di noi qui si sbudella.
    (Rodolfo e Marcello cessano dal ballare e si smascellano dalle risa.)

    Schaunard
    Apprestate una barella.

    Colline
    Apprestate un cimiter.
    (Schaunard e Colline si battono.)

    Rodolfo e Marcello
    (allegramente)
    Mentre incalza
    la tenzone,
    gira e balza
    Rigodone.
    (Ballano intorno ai duellanti, che fingono di essere sempre più inferociti.)
    (Si spalanca l'uscio ed entra Musetta in grande agitazione.)

    Marcello
    (scorgendola)

    Musetta

    Musetta
    (ansimante)
    C'è Mimì...
    (Con viva ansietà attorniano Musetta.)
    C'è Mimì che mi segue e che sta male.

    Rodolfo
    Ov'è?

    Musetta
    Nel far le scale
    più non si resse.
    (Si vede, per l'uscio aperto, Mimì seduta sul più alto gradino della scala.)

    Rodolfo
    Ah!
    (Si precipita verso Mimì; Marcello accorre anche lui.)

    Schaunard
    (a Colline)
    Noi accostiam
    quel lettuccio.
    (Ambedue portano innanzi il letto.)

    Rodolfo
    (Coll'aiuto di Marcello porta Mimì fino al letto.)
    Là.
    (agli amici, piano:)
    Da bere.
    (Musetta accorre col bicchiere dell'acqua e ne dà un sorso a Mimì.)

    Mimì
    (con grande passione)
    Rodolfo!

    Rodolfo
    (Adagia Mimì sul letto.)
    Zitta, riposa.

    Mimì
    (Abbraccia Rodolfo.)
    O mio Rodolfo!
    Mi vuoi qui con te?

    Rodolfo
    Ah! mia Mimì,
    sempre, sempre !
    (Persuade Mimì a sdraiarsi sul letto e stende su di lei la coperta, poi con grandi cure le accomoda il guanciale sotto la testa.)

    Musetta
    (Trae in disparte gli altri, e dice loro sottovoce:)
    Intesi dire che Mimì, fuggita
    dal Viscontino, era in fin di vita.
    Dove stia? Cerca, cerca... la veggo
    passar per via
    trascinandosi a stento.
    Mi dice: «Più non reggo...
    Muoio! lo sento...
    (Agitandosi, senz'accorgersene alza la voce.)
    Voglio morir con lui! Forse m'aspetta...
    M'accompagni, Musetta?...»

    Marcello
    (Fa cenno di parlar piano e Musetta si porta a maggior distanza da Mimì.)
    Sst.

    Mimì
    Mi sento assai meglio...
    lascia ch'io guardi intorno.
    (con dolce sorriso)
    Ah, come si sta bene qui!
    Si rinasce, ancor sento la vita qui...
    (alzandosi un poco e riabbracciando Rodolfo)
    No! tu non mi lasci più!

    Rodolfo
    Benedetta bocca,
    tu ancor mi parli!

    Musetta
    (da parte agli altri tre)
    Che ci avete in casa?

    Marcello
    Nulla !

    Musetta
    Non caffè? Non vino?

    Marcello
    (con grande sconforto)
    Nulla! Ah! miseria!

    Schaunard
    (osservata cautamente Mimì, tristemente a Colline, traendolo in disparte:)
    Fra mezz'ora è morta!

    Mimì
    Ho tanto freddo!...
    Se avessi un manicotto! Queste mie mani
    riscaldare non si potranno mai?
    (Tossisce.)

    Rodolfo
    (Prende nelle sue le mani di Mimì riscaldandogliele.)
    Qui nelle mie! Taci!
    Il parlar ti stanca.

    Mimì
    Ho un po' di tosse!
    Ci sono avvezza.
    (Vedendo gli amici di Rodolfo, li chiama per nome: essi accorrono premurosi presso di lei.)
    Buon giorno, Marcello,
    Schaunard, Colline... buon giorno.
    (sorridendo)
    Tutti qui, tutti qui
    sorridenti a Mimì.

    Rodolfo
    Non parlar, non parlar.

    Mimì
    Parlo piano,
    non temere, Marcello,
    (facendogli cenno di appressarsi)
    date retta: è assai buona Musetta.

    Marcello
    Lo so, lo so.
    (Porge la mano a Musetta.)
    (Schaunard e Colline si allontanano tristemente: Schaunard siede al tavolo, col viso fra le mani; Colline rimane pensieroso.)

    Musetta
    (Conduce Marcello lontano da Mimì, si leva gli orecchini e glieli porge dicendogli sottovoce:)
    A te, vendi, riporta
    qualche cordial, manda un dottore!...

    Rodolfo
    Riposa.

    Mimì
    Tu non mi lasci?

    Rodolfo
    No! No!
    (Mimì a poco a poco si assopisce, Rodolfo prende una scranna e siede presso al letto)
    (Marcello fa per partire, Musetta lo arresta e lo conduce più lontano da Mimì.)

    Musetta
    Ascolta!
    Forse è l'ultima volta
    che ha espresso un desiderio, poveretta!
    Pel manicotto io vo. Con te verrò.

    Marcello
    (commosso)
    Sei buona, o mia Musetta.
    (Musetta e Marcello partono frettolosi.)

    Colline
    (Mentre Musetta e Marcello parlavano, si è levato il pastrano.)
    (con commozione crescente)
    Vecchia zimarra, senti,
    io resto al pian, tu ascendere
    il sacro monte or devi.
    Le mie grazie ricevi.
    Mai non curvasti il logoro
    dorso ai ricchi ed ai potenti.
    Passâr nelle tue tasche
    come in antri tranquilli
    filosofi e poeti.
    Ora che i giorni lieti
    fuggîr, ti dico: addio,
    fedele amico mio.
    Addio, addio.
    (Colline, fattone un involto, se lo pone sotto il braccio, ma vedendo Schaunard, si avvicina a lui, gli batte una spalla dicendogli tristemente:)
    Schaunard, ognuno per diversa via
    (Schaunard alza il capo.)
    mettiamo insiem due atti di pietà;
    io... questo!
    (Gli mostra la zimarra che tiene sotto il braccio)
    E tu...
    (accennandogli Rodolfo chino su Mimì addormentata)
    lasciali soli là!...

    Schaunard
    (Si leva in piedi.)
    (commosso)
    Filosofo, ragioni!
    (guardando verso il letto)
    È ver!... Vo via!
    (Si guarda intorno, e per giustificare la sua partenza prende la bottiglia dell'acqua e scende dietro Colline chiudendo con precauzione l'uscio.)

    Mimì
    (Apre gli occhi, vede che sono tutti partiti e allunga la mano verso Rodolfo, che gliela bacia amorosamente.)
    Sono andati? Fingevo di dormire
    perché volli con te sola restare.
    Ho tante cose che ti voglio dire,
    o una sola, ma grande come il mare,
    come il mare profonda ed infinita...
    (Mette le braccia al collo di Rodolfo.)
    Sei il mio amore e tutta la mia vita!

    Rodolfo
    Ah, Mimì,
    mia bella Mimì!

    Mimì
    (Lascia cadere le braccia.)
    Son bella ancora?

    Rodolfo
    Bella come un'aurora.

    Mimì
    Hai sbagliato il raffronto.
    Volevi dir: bella come un tramonto.
    «Mi chiamano Mimì,
    il perché non so...».

    Rodolfo
    (intenerito e carezzevole)
    Tornò al nido la rondine e cinguetta.
    (Si leva di dove l'aveva riposta, sul cuore, la cuffietta di Mimì e gliela porge.)

    Mimì
    (gaiamente)
    La mia cuffietta...
    Ah!
    (Tende a Rodolfo la testa, questi le mette la cuffietta. Mimì fa sedere presso a lei Rodolfo e rimane colla testa appoggiata sul petto di lui.)
    Te lo rammenti quando sono entrata
    la prima volta, là?

    Rodolfo
    Se lo rammento!

    Mimì
    Il lume si era spento...

    Rodolfo
    Eri tanto turbata!
    Poi smarristi la chiave...

    Mimì
    E a cercarla
    tastoni ti sei messo!...

    Rodolfo
    ...e cerca, cerca...

    Mimì
    Mio bel signorino,
    posso ben dirlo adesso:
    lei la trovò assai presto...

    Rodolfo
    Aiutavo il destino...

    Mimì
    (ricordando l'incontro suo con Rodolfo la sera della vigilia di Natale)
    Era buio; e il mio rossor non si vedeva...
    (Sussurra le parole di Rodolfo).
    «Che gelida manina...
    Se la lasci riscaldar!...»
    Era buio
    e la man tu mi prendevi...
    (Mimì è presa da uno spasimo di soffocazione e lascia ricadere il capo, sfinita.)

    Rodolfo
    (Spaventato, la sorregge.)
    Oh Dio! Mimì!
    (In questo momento Schaunard ritorna: al grido di Rodolfo accorre presso Mimì).

    Schaunard
    Che avvien?

    Mimì
    (Apre gli occhi e sorride per rassicurare Rodolfo e Schaunard.)
    Nulla. Sto bene.

    Rodolfo
    (La adagia sul cuscino.)
    Zitta, per carità.

    Mimì
    Sì, sì, perdona,
    ora sarò buona.
    (Musetta e Marcello entrano cautamente, Musetta porta un manicotto e Marcello una boccetta.)

    Musetta
    (a Rodolfo)
    Dorme?

    Rodolfo
    (avvicinandosi a Marcello)
    Riposa.

    Marcello
    Ho veduto il dottore!
    Verrà; gli ho fatto fretta.
    Ecco il cordial.
    (Prende una lampada a spirito, la pone sulla tavola e l'accende.)

    Mimì
    Chi parla?

    Musetta
    (Si avvicina a Mimì e le porge il manicotto.)
    Io, Musetta.

    Mimì
    (Aiutata da Musetta si rizza sul letto, e con gioia quasi infantile prende il manicotto.)
    Oh, come è bello e morbido! Non più
    le mani allividite. Il tepore
    le abbellirà... (a Rodolfo) Sei tu
    che me lo doni?

    Musetta
    (pronta)
    Sì.

    Mimì
    (Stende una mano a Rodolfo).
    Tu, spensierato!
    Grazie. Ma costerà.
    (Rodolfo scoppia in pianto.)
    Piangi? Sto bene...
    Pianger così, perché?
    (Mette le mani nel manicotto, si assopisce inclinando graziosamente la testa sul manicotto in atto di dormire.)
    Qui.. amor... sempre con te!
    Le mani... al caldo... e... dormire.
    (Silenzio).

    Rodolfo
    (Rassicurato nel vedere che Mimì si è addormentata, cautamente si allontana da essa e fatto un cenno agli altri di non far rumore, si avvicina a Marcello.)
    Che ha detto
    il medico?

    Marcello
    Verrà.

    Musetta
    (Fa scaldare la medicina portata da Marcello sul fornello a spirito, e quasi inconsciamente mormora una preghiera.)
    (Rodolfo, Marcello e Schaunard parlano assai sottovoce fra di loro; di tanto in tanto Rodolfo fa qualche passo verso il letto, sorvegliando Mimì, poi ritorna verso gli amici.)
    Madonna benedetta,
    fate la grazia a questa poveretta
    che non debba morire.
    (interrompendosi, a Marcello)
    Qui ci vuole un riparo
    perché la fiamma sventola.
    (Marcello si avvicina e mette un libro ritto sulla tavola formando paravento alla lampada.)
    Così.
    (Ripiglia la preghiera.)
    E che possa guarire.
    Madonna santa, io sono
    indegna di perdono,
    mentre invece Mimì
    è un angelo del cielo.
    (mentre Musetta prega, Rodolfo le si è avvicinato.)

    Rodolfo
    Io spero ancora. Vi pare che sia
    grave?

    Musetta
    Non credo.

    Schaunard
    (Camminando sulla punta dei piedi va ad osservare Mimì, fa un gesto di dolore e ritorna presso Marcello.)
    (con voce strozzata)
    Marcello, è spirata...
    (Intanto Rodolfo si è avveduto che il sole della finestra della soffitta sta per battere sul volto di Mimì e cerca intorno come porvi riparo; Musetta se ne avvede e gli indica la sua mantiglia, sale su di una sedia e studia il modo di distenderla sulla finestra.)
    (Marcello si avvicina a sua volta al letto e se ne scosta atterrito; intanto entra Colline che depone del danaro sulla tavola presso a Musetta.)

    Colline
    Musetta, a voi!
    (Poi visto Rodolfo che solo non riesce a collocare la mantiglia corre ad aiutarlo chiedendogli di Mimì)
    Come va?...

    Rodolfo
    Vedi?... È tranquilla.
    (Si volge verso Mimì, in quel mentre Musetta gli fa cenno che la medicina è pronta, scende dalla scranna, ma nell'accorrere presso Musetta si accorge dello strano contegno di Marcello e Schaunard.)
    (con voce strozzata dallo sgomento)
    Che vuol dire
    quell'andare e venire,
    quel guardarmi così...

    Marcello
    (Non regge più, corre a Rodolfo e abbracciandolo con voce angosciata grida:)
    Coraggio !

    Rodolfo
    (Si precipita al letto di Mimi, la solleva e scotendola grida colla massima disperazione:)
    (piangendo)
    Mimì... Mimì!...
    (Si getta sul corpo esanime di Mimì)
    (Musetta, spaventata corre al letto, getta un grido angoscioso, buttandosi ginocchioni e piangente ai piedi di Mimì dalla parte opposta di Rodolfo.
    Schaunard si abbandona accasciato su di una sedia a sinistra della scena.
    Colline va ai piedi del letto, rimanendo atterrito per la rapidità della catastrofe.
    Marcello singhiozza, volgendo le spalle al proscenio.)


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