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La Bohèmme - Terzo quadro: La barriera d'Enfer

Giacomo Puccini

Letra

    Quadro terzo

    «La voce di Mimì aveva una sonorità che penetrava nel cuore di Rodolfo come i rintocchi di un'agonia...

    «Egli però aveva per lei un amore geloso, fantastico, bizzarro, isterico...

    «Venti volte furono sul punto di dividersi.

    «Convien confessare che la loro esistenza era un vero inferno.

    «Nondimeno, in mezzo alle tempeste delle loro liti, di comune accordo si soffermavano a riprender lena nella fresca oasi di una notte d'amore... ma all'alba del domani una improvvisa battaglia faceva fuggire spaventato l'amore.

    «Così - se fu vita - vissero giorni lieti alternati a molti pessimi nella continua attesa del divorzio...».

    «Musetta, per originaria malattia di famiglia e per materiale istinto, possedeva il genio dell'eleganza».

    «Questa curiosa creatura dovette, appena nata, domandare uno specchio».

    «Intelligente ed arguta, ribelle soprattutto a quanto sapesse di tirannia, non aveva che una regola: il capriccio».

    «Certo il solo uomo da lei veramente amato era Marcello - forse perché egli solo sapeva farla soffrire, - ma il lusso era per lei una condizione di salute».


    La barriera d'Enfer.

    Al di là della barriera, il boulevard esterno e, nell'estremo fondo, la strada d'Orléans che si perde lontana fra le alte case e la nebbia del febbraio, al di qua, a sinistra, un Cabaret ed il piccolo largo della barriera; a destra, il boulevard d'Enfer; a sinistra, quello di Saint-Jacques.
    A destra, pure, la imboccatura della via d'Enfer, che mette in pieno Quartiere Latino.
    Il Cabaret ha per insegna il quadro di Marcello «Il passaggio del Mar Rosso», ma sotto invece, a larghi caratteri, vi è dipinto «Al porto di Marsiglia». Ai lati della porta sono pure dipinti a fresco un turco e uno zuavo con una enorme corona d'alloro intorno al fez. Alla parete del Cabaret, che guarda verso la barriera, una finestra a pianterreno donde esce luce.
    I platani che costeggiano il largo della barriera, grigi, alti e in lunghi filari, dal largo si ripartono diagonalmente verso i due boulevards. Fra platano e platano sedili di marmo. È il febbraio al finire, la neve è dappertutto.
    All'alzarsi della tela la scena è immersa nella incertezza della luce della primissima alba. Seduti davanti ad un braciere stanno sonnecchiando i Doganieri. Dal Cabaret, ad intervalli, grida, cozzi di bicchieri, risate. Un doganiere esce dal Cabaret con vino.
    La cancellata della barriera è chiusa.

    (Dietro la cancellata chiusa, battendo i piedi dal freddo e soffiandosi su le mani intirizzite, stanno alcuni Spazzini.)

    Spazzini
    Ohè, là, le guardie!... Aprite!... Ohè, là!
    Quelli di Gentilly!... Siam gli spazzini!...
    (I Doganieri rimangono immobili; gli Spazzini picchiano colle loro scope e badili sulla cancellata urlando.)
    (battendo i piedi)
    Fiocca la neve... Ohè, là!... Qui s'agghiaccia!

    Un Doganiere
    (alzandosi assonnato e stirandosi le braccia)
    Vengo!
    (Va ad aprire, gli Spazzini entrano e si allontanano per la via d'Enfer. Il Doganiere richiude la cancellata.)

    Voci interne
    (dal cabaret, accompagnano il canto battendo i bicchieri)
    Chi nel ber trovò il piacer
    nel suo bicchier,
    ah! d'una bocca nell'ardor,
    trovò l'amor!

    Musetta
    (dal cabaret)
    Ah! Se nel bicchiere sta il piacer,
    in giovin bocca sta l'amor!

    Voci interne
    (dal cabaret)
    Trallerallè...
    Eva e Noè!
    (Dànno in una risata clamorosa)

    Lattivendole
    (dall'interno)
    Hopplà! Hopplà!
    (Dal Corpo di Guardia esce il Sergente dei Doganieri, il quale ordina d'aprire la barriera.)

    Doganiere
    Son già le lattivendole!

    Carrettieri
    (Tintinnio di campanelli e schioccare di fruste. Pel Boulevard esterno passano dei carri colle grandi lanterne di tela accese fra le ruote.)
    (interno)
    Hopplà !

    Lattivendole
    (vicinissime)
    Hopplà !
    (La nebbia dirada e comincia a far giorno. Entrando in scena a dorso di asinelli, ai doganieri, che controllano e lasciano passare:)
    Buon giorno!

    Contadine
    (entrando in scena con ceste a braccio)
    (ai doganieri)
    - Burro e cacio!
    - Polli ed uova!
    (Pagano e i Doganieri le lasciano passare.)
    (giunte al crocicchio)
    - Voi da che parte andate?
    - A San Michele!
    - Ci troverem più tardi?
    - A mezzodì!
    (Si allontanano per diverse strade.)
    (I Doganieri ritirano le panche e il braciere.)

    (Mimì, dalla via d'Enfer, entra guardando attentamente intorno cercando di riconoscere i luoghi, ma giunta al primo platano la coglie un violento accesso di tosse: riavutasi e veduto il Sergente, gli si avvicina.)

    Mimì
    (al Sergente)
    Sa dirmi, scusi, qual'è l'osteria...
    (non ricordando il nome)
    dove un pittor lavora?

    Sergente
    (indicando il Cabaret)
    Eccola.

    Mimì
    Grazie .
    (Esce una fantesca dal Cabaret; Mimì le si avvicina.)
    O buona donna, mi fate il favore
    di cercarmi il pittore
    Marcello? Ho da parlargli. Ho tanta fretta.
    Ditegli, piano, che Mimì lo aspetta.
    (La fantesca rientra nel Cabaret.)

    Sergente
    (ad uno che passa)
    Ehi, quel panier!

    Doganiere
    (dopo aver visitato il paniere)
    Vuoto!

    Sergente
    Passi!
    (Dalla barriera entra altra gente, e chi da una parte, chi dall'altra tutti si allontanano. Le campane dell'ospizio Maria Teresa suonano mattutino. È giorno fatto, giorno d'inverno, triste e caliginoso. Dal Cabaret escono alcune coppie che rincasano.)

    Marcello
    (Esce dal Cabaret e con sorpresa vede Mimì.)
    Mimì?!

    Mimì
    Son io. Speravo di trovarti qui.

    Marcello
    È ver. Siam qui da un mese
    di quell'oste alle spese.
    Musetta insegna il canto ai passeggeri;
    Io pingo quel guerrier
    sulla facciata.
    (Mimì tossisce.)
    È freddo. Entrate.

    Mimì
    C'è
    Rodolfo?

    Marcello
    Sì.

    Mimì
    Non posso entrar.

    Marcello
    (sorpreso)
    Perché?

    Mimì
    (Scoppia in pianto)
    O buon Marcello, aiuto!

    Marcello
    Cos'è avvenuto?

    Mimì
    Rodolfo m'ama. Rodolfo m'ama
    mi fugge e si strugge per gelosia.
    Un passo, un detto,
    un vezzo, un fior lo mettono in sospetto...
    Onde corrucci ed ire.
    Talor la notte fingo di dormire
    e in me lo sento fiso
    spiarmi i sogni in viso.
    Mi grida ad ogni istante:
    Non fai per me, prenditi un altro amante.
    Ahimè! In lui parla il rovello;
    lo so, ma che rispondergli, Marcello?

    Marcello
    Quando s'è come voi non si vive in compagnia.
    Son lieve a Musetta ed ella è lieve
    a me, perché ci amiamo in allegria...
    Canti e risa, ecco il fior
    d'invariabile amor!

    Mimì
    Dite bene. Lasciarci conviene.
    Aiutateci voi; noi s'è provato
    più volte, ma invano.
    Fate voi per il meglio.

    Marcello
    Sta ben! Ora lo sveglio.

    Mimì
    Dorme?

    Marcello
    E piombato qui
    un'ora avanti l'alba; s'assopì
    sopra una panca.
    (Fa cenno a Mimì di guardare per la finestra dentro il Cabaret.)
    Guardate...
    (Mimì tossisce con insistenza.)
    (compassionandola)
    Che tosse!

    Mimì
    Da ieri ho l'ossa rotte.
    Fuggì da me stanotte
    dicendomi: È finita.
    A giorno sono uscita
    e me ne venni a questa
    volta .

    Marcello
    (osservando Rodolfo nell'interno del Cabaret)
    Si desta...
    s'alza, mi cerca... viene.

    Mimì
    Ch'ei non mi veda!

    Marcello
    Or rincasate...
    Mimì... per carità,
    non fate scene qua!
    (Spinge dolcemente Mimì verso l'angolo del Cabaret di dove però quasi subito sporge curiosa la testa. Marcello corre incontro a Rodolfo.)

    Rodolfo
    (Esce dal Cabaret ed accorre verso Marcello.)
    Marcello. Finalmente!
    Qui niun ci sente.
    Io voglio separarmi da Mimì.

    Marcello
    Sei volubil così?

    Rodolfo
    Già un'altra volta credetti morto il mio cor,
    ma di quegli occhi azzurri allo splendor
    esso è risorto.
    Ora il tedio l'assale.

    Marcello
    E gli vuoi rinnovare il funerale?
    (Mimì non potendo udire le parole, colto il momento opportuno, inosservata, riesce a ripararsi dietro a un platano, presso al quale parlano i due amici.)

    Rodolfo
    Per sempre!

    Marcello
    Cambia metro.
    Dei pazzi è l'amor tetro
    che lacrime distilla.
    Se non ride e sfavilla
    l'amore è fiacco e roco.
    Tu sei geloso.

    Rodolfo
    Un poco.

    Marcello
    Collerico, lunatico, imbevuto
    di pregiudizi, noioso, cocciuto!

    Mimì
    (fra sé)
    (Or lo fa incollerir! Me poveretta!)

    Rodolfo
    (con amarezza ironica)
    Mimì è una civetta
    che frascheggia con tutti. Un moscardino
    di Viscontino
    le fa l'occhio di triglia.
    Ella sgonnella e scopre la caviglia
    con un far promettente e lusinghier.

    Marcello
    Lo devo dir? Non mi sembri sincer.

    Rodolfo
    Ebbene no, non lo son. Invan nascondo
    la mia vera tortura.
    Amo Mimì sovra ogni cosa al mondo,
    io l'amo, ma ho paura, ma ho paura !

    Mimì è tanto malata!
    Ogni dì più declina.
    La povera piccina
    è condannata!

    Marcello
    (sorpreso)
    Mimì?

    Mimì
    (fra sé)
    Che vuol dire?

    Rodolfo
    Una terribil tosse
    l'esil petto le scuote
    e già le smunte gote
    di sangue ha rosse...

    Marcello
    Povera Mimì!
    (Vorrebbe allontanare Rodolfo.)

    Mimì
    (piangendo)
    Ahimè, morire!

    Rodolfo
    La mia stanza è una tana
    squallida...
    il fuoco ho spento.
    V'entra e l'aggira il vento
    di tramontana.
    Essa canta e sorride
    e il rimorso m'assale.
    Me, cagion del fatale
    mal che l'uccide!
    Mimì di serra è fiore.
    Povertà l'ha sfiorita;
    per richiamarla in vita
    non basta amore!

    Marcello
    Che far dunque?
    Oh, qual pietà!
    Poveretta !
    Povera Mimì!

    Mimì
    (desolata)
    O mia vita!
    (angosciata)
    Ahimè! È finita
    O mia vita! È finita
    Ahimè, morir!
    (La tosse e i singhiozzi violenti rivelano la presenza di Mimì.)

    Rodolfo
    (vedendola e accorrendo a lei)
    Che? Mimì! Tu qui?
    M'hai sentito?

    Marcello
    Ella dunque ascoltava?

    Rodolfo
    Facile alla paura
    per nulla io m'arrovello.
    Vien là nel tepor!
    (Vuol farla entrare nel Cabaret.)

    Mimì
    No, quel tanfo mi soffoca!

    Rodolfo
    Ah, Mimì!
    (Stringe amorosamente Mimì fra le sue braccia e l'accarezza.)
    (Dal Cabaret si ode ridere sfacciatamente Musetta.)

    Marcello
    È Musetta
    che ride.
    (Corre alla finestra del Cabaret.)
    Con chi ride? Ah, la civetta!
    Imparerai.
    (Entra impetuosamente nel Cabaret)

    Mimì
    (svincolandosi da Rodolfo)
    Addio.

    Rodolfo
    (sorpreso)
    Che! Vai?

    Mimì
    (affettuosamente)
    D'onde lieta uscì
    al tuo grido d'amore,
    torna sola Mimì
    al solitario nido.
    Ritorna un'altra volta
    a intesser finti fior.
    Addio, senza rancor.
    - Ascolta, ascolta.
    Le poche robe aduna che lasciai
    sparse. Nel mio cassetto
    stan chiusi quel cerchietto
    d'or e il libro di preghiere.
    Involgi tutto quanto in un grembiale
    e manderò il portiere...
    - Bada, sotto il guanciale
    c'è la cuffietta rosa.
    Se... vuoi... serbarla a ricordo d'amor!...
    Addio, senza rancor.

    Rodolfo
    Dunque è proprio finita?
    Te ne vai, te ne vai, la mia piccina?!
    Addio, sogni d'amor!...

    Mimì
    Addio, dolce svegliare alla mattina!

    Rodolfo
    Addio, sognante vita...

    Mimì
    (sorridendo)
    Addio, rabbuffi e gelosie!

    Rodolfo
    ... che un tuo sorriso acqueta!

    Mimì
    Addio, sospetti!...

    Marcello
    Baci...

    Mimì
    Pungenti amarezze!

    Rodolfo
    Ch'io da vero poeta
    rimavo con carezze!

    Mimì e Rodolfo
    Soli d'inverno è cosa da morire!
    Soli! Mentre a primavera
    c'è compagno il sol!
    (nel Cabaret fracasso di piatti e bicchieri rotti)

    Marcello
    (di dentro)
    Che facevi, che dicevi
    presso al fuoco a quel signore?

    Musetta
    (di dentro)
    Che vuoi dir?
    (Esce correndo.)

    Mimì
    Niuno è solo l'april.

    Marcello
    (fermandosi sulla porta del Cabaret, rivolto a Musetta:)
    Al mio venire
    hai mutato colore.

    Musetta
    (con attitudine di provocazione)
    Quel signore mi diceva:
    Ama il ballo, signorina?

    Rodolfo
    Si parla coi gigli e le rose.

    Marcello
    Vana, frivola, civetta!

    Musetta
    Arrossendo rispondeva:
    Ballerei sera e mattina.

    Marcello
    Quel discorso asconde mire disoneste.

    Mimì
    Esce dai nidi un cinguettio gentile...

    Musetta
    Voglio piena libertà!

    Marcello
    (quasi avventandosi contro Musetta)
    Io t'acconcio per le feste
    se ti colgo a incivettire!

    Mimì e Rodolfo
    Al fiorir di primavera
    c'è compagno il sol!
    Chiacchieran le fontane
    la brezza della sera.

    Musetta
    Ché mi gridi? Ché mi canti?
    All'altar non siamo uniti.

    Marcello
    Bada, sotto il mio cappello
    non ci stan certi ornamenti...

    Musetta
    Io detesto quegli amanti
    che la fanno da mariti...

    Marcello
    Io non faccio da zimbello
    ai novizi intraprendenti.

    Mimì e Rodolfo
    Balsami stende sulle doglie umane.

    Musetta
    Fo all'amor con chi mi piace!

    Marcello
    Vana, frivola, civetta!

    Musetta
    Non ti garba? Ebbene, pace.
    ma Musetta se ne va.

    Marcello
    Ve n'andate? Vi ringrazio:
    (ironico)
    or son ricco divenuto. Vi saluto.

    Mimì e Rodolfo
    Vuoi che spettiam
    la primavera ancor?

    Musetta
    Musetta se ne va
    (ironica)
    sì, se ne va! Vi saluto.
    Signor: addio!
    vi dico con piacer.

    Marcello
    Son servo e me ne vo!

    Musetta
    (S'allontana correndo furibonda, a un tratto si sofferma e gli grida:)
    Pittore da bottega!

    Marcello
    (dal mezzo della scena, gridando:)
    Vipera !

    Musetta
    Rospo !
    (Esce.)

    Marcello
    Strega !
    (Entra nel Cabaret.)

    Mimì
    (avviandosi con Rodolfo)
    Sempre tua per la vita...

    Rodolfo
    Ci lasceremo...

    Mimì
    Ci lasceremo alla stagion dei fior...

    Rodolfo
    ... alla stagion dei fior...

    Mimì
    Vorrei che eterno
    durasse il verno!

    Mimì e Rodolfo
    (dall'interno, allontanandosi)
    Ci lascerem alla stagion dei fior!


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